Wednesday, October 15, 2014

WWF e Greenpeace: Bracconieri, pacchetto clima, e Le bugie dei petrolieri

In silenzio, a quanto pare, è rimasto solo il Presidente del Consiglio, che, mentre ai summit internazionali parla con grande disinvoltura di difesa del clima, da noi vuole estrarre fino all’ultima goccia del - poco e scarso - petrolio che abbiamo. Noi non ci fossilizziamo di certo: abbiamo il vento in poppa, e siamo pronti a portare il nostro messaggio lungo le altre tappe del tour. Siracusa, stiamo arrivando! Firma anche tu la nostra DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA dalle FONTI FOSSILIvolontari WWF  4  0  55 Notizie pubblicate su 21 October 2014  |  0 Comments Lo scorso sabato mattina il WWF ha organizzato nei dintorni di Montalcino l'operazione "Bosco Pulito". Ai volontari è stato sufficiente percorrere i primi duecento metri di uno dei sentieri della rete escursionistica provinciale per raccogliere ben dieci metri cubi di rifiuti. In un'area boscata presso la località "Le Piagge Maremmane" i volontari hanno rinvenuto sparsi per il bosco una lavatrice, una cucina economica, svariati bossoli di cartuccia da caccia, un assortimento di pneumatici, giocattoli, bottiglie di vetro, materassi, calzature ed una quantità impressionante di plastica, sotto forma di sacchi e teli, spesso ridotti in brandelli. I rifiuti sono stati consegnati al centro di raccolta del Comune di Montalcino. L'iniziativa è la prima di una serie di eventi organizzati dal WWF Siena per sensibilizzare i cittadini ai temi della campagna nazionale "STOP ai crimini di Natura" che includono, oltre al traffico di specie ed il depauperamento degli ecosistemi, anche discariche illegali, il traffico illecito e l'abbandono di rifiuti. Nell'occasione è stata lanciata a livello locale la raccolta firme per sostenere la richiesta del WWF al Parlamento italiano di inasprire le pene per i reati contro la natura. Cauto ottimismo per il tonno rosso Notizie pubblicate su 21 October 2014 Il WWF esprime un cauto  ottimismo per lo stato di conservazione del tonno rosso, visti i risultati del Comitato scientifico dell’ICCAT Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico, che si è appena conclusa e in vista della riunione della Commissione stessa prevista a Genova  dal 10 al 17 novembre. “Troppe sono ancora le incertezze che si evincono dai risultati dalle valutazione scientifiche, tuttavia è sotto gli occhi di tutti che lo stock di tonno rosso non rischia più il collasso. E questo dipende unicamente dall’aver rispettato il piano di gestione deciso anni addietro sulla base di un approccio del tutto cautelativo. Ci preoccupa ancora la scarsa efficienza dei processi di tracciabilità” commenta Marco Costantini, responsabile del programma mare del WWF Italia. Tenendo ben presente la situazione, WWF quindi chiede all’ICCAT – nel prossimo meeting che si terrà  a Genova, dal 10 al 17 Novembre del 2014 -  di adottare una decisione fortemente cautelativa perché la precauzione è d’obbligo e quindi di optare per un incremento graduale della quota tonno non superiore al 10% per ogni anno, per i prossimi 5 anni. I ricercatori hanno appena affermato che gli sforzi di gestione fatti a tutt’oggi hanno determinato un aumento della popolazione. Tuttavia  loro stessi ammettono che esistono ancora zone d’ombra nella valutazione corretta dello stato dello stock. Un aspetto che non va sottovalutato, secondo il WWF, è la scarsa efficacia del Bluefin Tuna Catch Document (BCD), la certificazione di tracciabilità delle catture. Uno studio recente commissionato proprio dal WWF, ha dimostrato le debolezze di questo sistema.  Lo studio dimostra anche che con questo livello di efficacia nella certificazione della tracciabilità, ICCAT non rispetterebbe i criteri minimi del regolamento europeo IUU (Illegal, unreported and unregulated fishing), cioè la pesca illegale, non registrata e non regolata. “Se riduciamo al minimo gli ancora presenti fenomeni di pesca illegale, se miglioriamo l’efficacia della tracciabilità, siamo veramente prossimi ad un successo unico nella storia della gestione della pesca” conclude Marco Costantini. Degrado ambientale, convegno a Roma Notizie pubblicate su 20 October 2014  |  0 Comments Roma, la città eterna sta morendo: siti storici trasformati in colonie feline e latrine a cielo aperto, turisti impegnati a fotografare cassonetti dell’immondizia piuttosto che il Colosseo. Di questo, e della delicata situazione della città di Taranto, se ne parlerà a Roma, presso l’Università Lumsa, il 23 ottobre alle 16 nel corso del convegno “Bella da morire” curato dall’organizzazione studentesca “Good Morning, Youth”. All’incontro interverranno Luigi Oliva per il “Comitato per Taranto”, Palmira Scalamandrè, docente di storia e filosofia del liceo scientifico Battaglini di Taranto, Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia e Fiammetta Mignella Calvosa, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio dell’università Lumsa di Roma. Per ulteriori informazioni contattare la referente dell’organizzazione Chiara Lorentini. Salviamo i fiumi alpini  0  1  7 Notizie pubblicate su 20 October 2014 Solo un fiume su dieci in Europa è abbastanza in salute da fornire acqua e riuscire a far fronte ai cambiamenti climatici, secondo il rapporto  WWF “Save the Alpine Rivers!” il primo studio globale sui sistemi fluviali dell’intero Arco Alpino, condotto in coordinamento con l’Università per le Risorse Naturali e le Scienze della Vita di Vienna. Quello che il WWF ha rilevato è che pochissimi fiumi alpini sono ancora incontaminati. “Per i grandi corsi d’acqua la situazione è particolarmente grave” spiega Christoph Litschauer, a capo del Programma Acque del WWF European Alpine Programme. “In tutto ci sono solo 340 chilometri tra i grandi fiumi delle Alpi che mantengono uno stato ecologico elevato, in contrasto con i 2.300 chilometri che sono stati classificati come artificiali o che sono stati profondamente modificati dall’uomo” spiega Litschauer. Litschauer, evidenzia i principali risultati dello studio: “Siamo messi di fronte al fatto che solo l’11% dei fiumi alpini è ancora ecologicamente intatto. Si tratta per lo più di piccoli corsi d’acqua, per la maggior parte minacciati dallo sviluppo di piccoli impianti idroelettrici”. Si tratta di risultati che pesano, se pensiamo che in Europa sono 14 milioni le persone che utilizzano l’acqua delle Alpi per gli usi domestici e per produrre energia. “Quello che serve è costruire un dibattito qualificato, a livello panalpino, che chiarisca quali habitat vogliamo preservare in futuro. Questo significa che dobbiamo stabilire quali fiumi proteggere prima che gli effetti cumulativi dello sfruttamento idroelettrico e dei cambiamenti climatici creino impatti tali da essere disastrosi,” conclude Litschauer. Lo Studio frutto del progetto panalpino del WWF  STAR Save The Alpine Rivers presentato in questi giorni in vari stati alpini è costruito su un database completo che identifica e designa i tratti fluviali che ancora scorrono liberamente senza subire pressioni da parte dell’uomo e permette di evidenziare quei tratti vitali che dovrebbero essere la priorità per i futuri progetti di ripristino. Lo studio del WWF ha sviluppato un sistema di priorità d’intervento che si basa sui dati della Direttiva Quadro sulle Acque (Dir. 60/200 CE), sullo stato di protezione secondo IUCN e sulla presenza di piane d’esondazione naturali, in modo da poter rappresentare il grado di naturalità di ciascun tratto di fiume. Il sistema combina inoltre i principali dati sulle pressioni esercitate dall’uomo, in modo da stabilire un livello di urgenza per la protezione di fiumi come il Lech in Austria, la Soča (l’Isonzo sloveno) o il nostro imponente Tagliamento. Oltre alla costruzione di dighe e la regolazione delle acque, molti argini vengono convertiti in aree urbane o agricole, riducendo la loro naturale capacità di far fronte alle inondazioni. Anche i  cambiamenti climatici sono stati identificati come una minaccia per i fiumi alpini nel report. Al quale si aggiungono i risultati di uno studio condotto per il governo austriaco, che ha trovato che l'aumento della temperatura nelle Alpi è molto più alta che in altre regioni del mondo. La temperatura nelle Alpi è aumentata di 2° C negli ultimi 200 anni, molto al di sopra l'aumento medio della temperatura globale di 0.85° C. A seguito delle catastrofiche e costose alluvioni che hanno colpito l'Europa negli ultimi anni e negli ultimi giorni nel Nord Italia, il WWF mette in evidenza la necessità di rafforzare la resilienza degli ecosistemi fluviali  e chiede ai governi di preparare un piano d'azione per proteggere e ripristinare questi fiumi. "Gli eventi meteorologici estremi sono sempre più probabili e dobbiamo proteggere e rafforzare la capacità delle nostre 'infrastrutture verdi', compresi fiumi e zone umide. L'ambiente sta cambiando e noi dobbiamo rispondere ", ha detto Litschauer.   Lo studio del WWF Internazionale arriva in un momento tragico per l’Italia, funestata dal maltempo e dalle alluvioni che hanno colpito profondamente Genova, la Toscana e varie parti del Nord. Aggressione al territorio, malgoverno e cambiamenti climatici sono le cause  di questi tragici eventi. L’aggressione al territorio, tremenda e senza precedenti, è caratterizzata da un consumo di suolo, che in Italia viaggia a ritmi di 93 ettari al giorno, dalla canalizzazione dei corsi d’acqua e da un’estrema loro artificializzazione  anche a causa dell’aumento vertiginoso delle concessioni di derivazione a scopo idroelettrico che spesso insistono in Parchi o in aree di Rete Natura 2000. Tale situazione è testimoniata anche dalla recente procedura di accertamento (Eu Pilot 6011/14/Envi)  aperta dalla  Commissione Europea  nei confronti dell’Italia  a seguito di denunce per l’eccessivo sfruttamento per fini idroelettrici in particolare dei bacini alpini di Tagliamento, Oglio e Piave.   Il WWF Italia da anni denuncia il malgoverno delle nostra rete idrografica: l’Italia  si ostina a non applicare correttamente le Direttive europee “Acque“ (2000/60/CEE) e “Alluvioni” (2007/60/CE), tanto che ad oggi non sono ancora istituite le Autorità di distretto, organismi fondamentali per riorganizzare un adeguato governo delle acque sul territorio. Inoltre a seguito dei cambiamenti climatici in questi ultimi anni registriamo una tendenza all’aumento di episodi di precipitazione a carattere intenso, ma di breve durata, a differenza del passato quando esisteva una prevalenza di episodi a bassa intensità ma prolungati nel tempo.   Nonostante tutto questo, in Italia si continua a intervenire solo a seguito di emergenza, abdicando alla prevenzione, alla manutenzione del territorio e a una pianificazione che consenta anche di avviare politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici. L’attuale preoccupazione del WWF Italia è che, a seguito delle polemiche dopo le recenti sciagure, vengano sbloccati fondi per realizzare interventi a “pioggia”, di tipo “tradizionale” (canalizzazioni, coperture di alvei…), al di fuori di qualsiasi pianificazione e logica di bacino e, soprattutto, lontani dagli annunciati “ interventi integrati finalizzati alla riduzione del rischio, alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità e che integrino gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE [...] e della direttiva 2007/60/CE [...]" del Governo indicati nella Legge di Stabilità 2014 (comma 111). C’è bisogno di altro e lo studio del WWF Internazionale sugli ultimi fiumi “naturali” deve essere il punto di partenza per un recupero della funzionalità ecologica dei nostri corsi d’acqua funzionale alla riduzione del rischio idrogeologico e alla tutela del nostro patrimonio naturale Nonostante siano uno degli ecosistemi montani più densamente popolati al mondo, le Alpi contengono una varietà di luoghi selvaggi e incontaminati importanti per la biodiversità. Lo studio del WWF definisce zone interdette alle centrali idroelettriche e mette in evidenza i tratti fluviali che potranno essere rinaturalizzati. Toscana, Guardie WWF fermano due bracconieri Notizie pubblicate su 17 October 2014  |  Un importante intervento antibracconaggio è stato portato a termine da parte di tre guardie del WWF Toscana nei giorni scorsi nella zona di confine tra i comuni di Greve in chianti e Figline-Incisa Valdarno, non lontano dagli abitati di Gaville e Lucolena. Da diversi giorni i cittadini segnalavano la presenza di spari sospetti nell’area di Monte Lisoni, area importante per il flusso di avifauna migratrice. In questo periodo autunnale vi è un importante migrazione da parte di specie di fauna in transito nel territorio nazionale.   I tre volontari WWF si sono recati sul posto per verificare la presenza di persone armate.  Dopo i vari colpi di fucile uditi e un richiamo elettromagnetico acceso, hanno individuato due persone in attività di caccia. La successiva verifica dei tre agenti WWF ha portato al rinvenimento di un  richiamo elettromagnetico. Una delle due persone risultava non avere mai conseguito la licenza di porto di fucile.  Il successivo intervento della polizia provinciale  sul posto ha permesso il sequestro dell’arma e del richiamo elettromagnetico . Ne è seguita denuncia penale alla Procura della Repubblica di Firenze per porto abusivo di arma e attività di caccia con uso di riproduttore del suono vietato, tutte violazioni punite penalmente dal codice penale, dalla Legge 110 sulle armi e dalla Legge Nazionale 157/92, norma che regola la tutela la fauna omeoterma. Seguiranno inoltre anche tutta una serie di contestazioni amministrative sulla base di violazioni previste sia dalla legge 157/92 che dalla legge Regionale Toscana 3/94 che superano la cifra di € 1400,00 circa Nell’ area di Monte Lisoni sono stati rinvenuti a terra migliaia di bossoli lasciati nei pressi delle postazioni di caccia. Seguiranno altre verifiche nell’intera area per individuare i responsabili. Assistiamo ancora  una volta ad un triste caso di bracconaggio, uno dei tanti crimini che compromette la conservazione di specie animali selvatiche, spesso protette, così  come denunciato dalla Campagna del WWF Italia STOP ai crimini di natura. La caccia illegale pregiudica seriamente la conservazione di specie selvatiche, andando a colpirne alcune già in declino o a rischio, a causa della distruzione degli habitat naturali e dell'inquinamento e colpisce nei momenti e nei luoghi in cui gli animali sono più vulnerabili, come durante le migrazioni. Proseguono in questo periodo autunnale i controlli delle Guardie WWF lungo le rotte di migrazione al fine di dare maggiore tutela alla fauna di passaggio nel nostro paese. Stop ai crimini di natura L’invito del WWF è quello di aiutare le centinaia di ranger, guardie e volontari del WWF, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, camera-traps, binocoli, radiotrasmittenti e altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.   Sul sito www.wwf/criminidinatura  chiunque può sostenere la campagna del WWF con una donazione libera e firmare la petizione “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”. Bussi, intervento WWF al process Notizie pubblicate su 17 October 2014  |  0 Comments Oggi intervento del WWF come parte civile nel processo sulle mega discariche di Bussi sul Tirino (PE) in Corte di Assise a Chieti “Da quando esiste l’uomo è reato avvelenare le acque; la verità di questo processo è semplice: per i soldi, la classe dirigente di uno dei gruppi industriali più importanti del nostro Paese, ha avvelenato l’acqua destinata al consumo alimentare di oltre 700.000 persone e noi siamo qui affinché si dia Giustizia al nostro territorio”, sono state queste le parole iniziali di Tommaso Navarra, avvocato del WWF Italia, nell'arringa finale delle parti civili nel processo di Bussi. L’avvocato Navarra ha fornito una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 439 del codice penale  (avvelenamento delle acque), richiamando i principi costituzionali richiamati nell’art. 2 (sui diritti inviolabili dell’uomo sia come persona sia nelle formazioni sociali in cui si esplica la propria personalità") e nell’art. 32 (diritto alla salute) della Costituzione Italiana e sottolineando il contributo decisivo dato dal WWF all’accertamento dei fatti attraverso la propria continua attività di denuncia e di analisi delle acque ben prima dell’intervento delle Pubbliche Autorità. Luciano di Tizio, delegato regionale Abruzzo del WWF, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, commentano: “È stata proprio la nostra Associazione, nel 2007, a rendere per prima di dominio pubblico la notizia della presenza di contaminanti nell’acqua potabile e le nostre denunce hanno avuto un peso determinante nella vicenda. Ci sembra opportuno ricordare che il WWF organizzò e pagò le analisi che confermarono, dopo le prime inascoltate segnalazioni del prof. Fausto Croce, una situazione disastrosa già ben nota da alcuni anni a chi avrebbe dovuto vigilare, ma che veniva assurdamente tenuta nascosta ai cittadini, condannati a bere acque contaminate senza neppure saperlo. Per quelle pubbliche segnalazioni venimmo accusati di procurato allarme, anche con un esposto alla magistratura firmato da chi oggi è sotto inchiesta in un altro processo satellite. Il processo di Bussi, al di là di quelle che saranno le decisioni dei giudici, ha quantomeno ristabilito la verità dei fatti e questo, dopo anni di attesa, è già un importante passo in avanti anche se non ci stancheremo mai di ripetere che la vera e completa giustizia ci sarà solo con una bonifica che restituisca, a spese di chi ha inquinato, un territorio sano agli abruzzesi”. L’avvocato Tommaso Navarra in conclusione del suo intervento, alzando un bicchiere d’acqua e ricordando le battaglie giudiziarie già vinte a tutela delle acque del Gran Sasso d’Italia, ha chiesto che per gli abruzzesi “possa tornare ad essere privo di qualsivoglia preoccupazione un gesto naturale e vitale quale quello del bere l’acqua del proprio territorio”.   Dalla prossima e per almeno sei udienze consecutive la parola passerà agli avvocati della difesa. La sentenza è attesa entro la fine dell’anno. Vertice Europa-Asia: i Paesi si impegnino contro bracconaggio e criminalità Notizie pubblicate su 17 October 2014 In occasione del vertice Asia – Europa ASEM che si chiude oggi a Milano alla presenza di oltre 50 capi di stato, il WWF Italia ricorda che “Il traffico di wildlife terminerà solo con l’estinzione di elefanti, rinoceronti e tigri o con la fine di dell’assurda e criminale domanda di animali in via d’estinzione proveniente dai mercati asiatici” temi su cui l’associazione ha appena lanciato la campagna STOP AI CRIMINI DI NATURA Secondo le principali istituzioni internazionali fra cui le Nazioni Unite il commercio illegale di wildlife mette a rischio gli equilibri democratici dei paesi, fomenta conflitti, terrorismo e apre la strada alla trasmissione di agenti patogeni anche molto pericolosi. “Il crimine transnazionale è stato uno dei temi dibattuti durante i lavori del vertice: ci auguriamo che i lavori abbiano preso in seria considerazione i crimini di natura che utilizzano gli stessi metodi , gli stessi network , le stesse alleanze del commercio di droga, armi ed esseri umani e che hanno un effetto ugualmente devastante sull’accesso democratico delle comunità locali alle risorse comuni e sul benessere delle comunità locali”. Un appello particolare va al Thailandia che nel 2013 si era impegnata a bandire il commercio di avorio sul proprio territorio. “Ci auguriamo che questo paese che gioca un ruolo cruciale nel commercio illegale di avorio e che quindi ha nelle proprie mani il destino delle popolazioni degli elefanti continui nella strada che ha da poco intrapreso promuovendo una legge più efficace. Ad oggi purtroppo la legge contro il commercio illegale di avorio è in Thailandia meno forte e prevede sanzioni più deboli che in altri paesi asiatici. La comunità civile in Europa, in Asia e in tutto il Pianeta si aspetta che la Thailandia faccia onore ai propri impegni, bandisca il commercio di avorio e diventi a tutti gli effetti paese leader nella lotta contro il commercio di wildlife” dice WWF Italia. Il continente asiatico non è soltanto un bacino cruciale per la conservazione di una biodiversità unica e irripetibile come le popolazioni di tigre, di tre specie di rinoceronti, di oranghi, con le foreste tropicali, le barriere coralline, gli altopiani steppici e imponenti bacini idrografici. E’ anche il continente che, trainato dalla crescita demografica e dalla crescita dei consumi gioca il ruolo più importante sul futuro dei sistemi naturali nel pianeta . Alla metà del 2014 con una popolazione mondiale di 7 miliardi e 238 milioni, l’Asia presenta una popolazione complessiva di 4 miliardi e 354 milioni. Tra gli 8 paesi con le popolazioni più numerose al mondo, ben cinque sono asiatici, con le prime postazioni coperte dalla Cina con 1 miliardo e 364 milioni e dall’India con 1 miliardo e 296 milioni e poi al 4° posto l’Indonesia con 251 milioni, al 6° il Pakistan con 194 milioni e all’8° il Bangladesh con 158 milioni (intervallati ad essi vi sono gli USA al 3° posto con 318 milioni, il Brasile al 5° con 203 e la Nigeria al 7° con 177). Secondo i dati del recentissimo Living Planet Report 2014 del WWF lanciato in tutto il mondo lo scorso 30 settembre, la Cina si colloca al 76° posto come impronta ecologica pro capite ma, considerando la sua popolazione nazionale presenta la più alta impronta ecologica sul pianeta, seguita dagli Stati Uniti e dall’India. I paesi asiatici - con Cina, Vietnam e Thailandia in testa - sono anche i principali responsabili di uno dei maggiori business illegali che sta portando all’estinzione specie di valore inestimabile, il quarto dopo droga, armi ed esseri umani: il commercio di avorio, di corno di rinoceronte di parti di tigre è alimentato da una richiesta in crescita esponenziale proveniente dai paesi asiatici, ricorda che dal 2007 ad oggi stiamo assistendo ad un aumento del 7000% del bracconaggio sui rinoceronti, mentre di elefanti uccisi sono passati da poche centinaia agli attuali 25.000 l’anno. L’avorio viene venduto nei mercati di Bangkok o Beijing alla cifra di 3000 dollari al chilo mentre il corno di rinoceronte ha raggiunto i 60.000 dollari al chilo. Il WWF si augura che l’ASEM che quest’anno era dedicata alla definizione di “ una nuova alleanza strategica per creare una crescita sostenibile e vantaggiosa “si concluda con un effettivo e concreto impegno dei paesi responsabili di questi crimini a rafforzare la lotta al bracconaggio e al commercio illegale. Fatti sentire! E' in gioco il futuro del clima! Aggiungi un commento News - 22 ottobre, 2014 Nelle prossime ore, al Consiglio Europeo decideranno il futuro dell’energia e del clima, e noi vogliamo farci sentire per dire no a trivelle e carbone. Il futuro è rinnovabile! Domani e venerdì c’è un appuntamento importantissimo per le scelte energetiche a livello comunitario. Matteo Renzi è il presidente di turno della UE, e dovrà decidere che strada prendere: se avallare le ragioni del petrolio e delle altre fonti fossili, come vorrebbe fare “a casa” con il recente decreto Sblocca Italia, oppure se aprire finalmente le porte a rinnovabili ed efficienza energetica, unica soluzione per fermare i cambiamenti climatici. Non vogliamo che vengano prese delle decisioni “fossili” e soprattutto non vogliamo che sia fatto senza neppure ascoltarci. Per questo stiamo chiedendo al Premier Renzi di rottamare le energie sporche, e non il clima! Mentre scriviamo, migliaia di tweet stanno invadendo la bacheca Twitter di Renzi, per chiedere di mettere un freno a questa deriva fossile. Ma non è tutto. Le alternative ci sono, e basterebbe un po’ di lungimiranza- ambientale, etica, ed economica – per assicurare al nostro Paese uno scenario energetico più sostenibile e pulito. Abbiamo fatto i conti – anzi, li abbiamo fatti fare ad un istituto indipendente, Althesys – e i risultati parlano chiaro: puntando sulle fonti rinnovabili si avrebbero ricadute ottimali non solo sul versante ambientale, ma anche su quello economico ed occupazionale, arrivando ad ottenere in Italia 174 miliardi di valore aggiunto e 100 mila posti di lavoro al 2030. Il momento di farsi sentire è ADESSO! CHIEDI anche tu a Renzi di dare “una svolta buona” per il clima e per il benessere della collettività, non per i petrolieri: SCRIVIGLI ORA! Rinnovabili, un'opportunità di sviluppo per l'Italia Dati Althesys per Greenpeace: 175 miliardi di valore aggiunto e oltre 100 mila posti di lavoro al 2030 News - 22 ottobre, 2014 Le energie rinnovabili non sono un costo per i cittadini e per lo Stato italiano, ma sono una straordinaria opportunità di sviluppo per l’economia e per l’occupazione nazionali, e lo saranno sempre di più se adeguatamente supportate da strumenti adatti e volontà politica. Questo è quanto emerge dal rapporto “Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia”, realizzato dal centro di ricerca Althesys per conto di Greenpeace. L’analisi economica svolta da Althesys considera il valore aggiunto diretto degli operatori del settore, i consumi indiretti (generati dai salari percepiti dai relativi addetti) e il valore aggiunto relativo alle imprese fornitrici o clienti del settore delle rinnovabili (indotto). La stima ha considerato le diverse fasi della catena del valore e dieci diverse tecnologie. Nel 2013 le ricadute complessive sono stimate in circa 6 miliardi di euro. Di questi, 4,3 miliardi sono di valore aggiunto diretto, 983 milioni sono i consumi indiretti e 660 milioni è il valore aggiunto dell’indotto. Gli occupati complessivi del settore delle rinnovabili ammontano a circa 64 mila unità nel 2013: circa 50.200 sono impiegati diretti, mentre le restanti 13.800 unità costituiscono gli addetti indiretti. Tutto ciò, senza considerare i benefici economici e ambientali legati alla riduzione della CO2 e i risparmi derivanti dalla mancata importazione di combustibili fossili. Per le previsioni future sono stati immaginati due scenari, uno legato alla SEN (Strategia Energetica Nazionale) denominato “reference”, ed uno con i dati “Energy [r]evolution”, in cui si punta in maniera netta sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Le politiche odierne però tendono a far contrarre il settore delle rinnovabili, e dunque anche i dati e le previsioni contenuti nella SEN risultano più ambiziosi della realtà. Le ricadute complessive stimate al 2030 sono circa 135 miliardi di euro nello scenario “reference” e di 174 miliardi in quello “[r]evolution”, con una differenza di circa 39 miliardi di euro in favore di quest’ultimo. Le ricadute occupazionali (dirette ed indirette) nel solo anno 2030 sono stimate in circa 75.100 unità nel “reference”, contro le 102.360 unità dell’ipotesi “[r]evolution”, con una differenza in favore di quest’ultimo di circa 27 mila addetti. In sostanza, una politica basata sulla “rivoluzione energetica” farebbe crescere l’occupazione a 100 mila unità nel 2030: se già oggi gli occupati diretti delle rinnovabili sono il doppio rispetto agli occupati di Fiat Auto, nel 2030 si potrebbe non solo mantenere questo dato, ma addirittura farlo crescere ulteriormente fino al triplo di quanto oggi occupa Fiat Auto in Italia. Come dimostrato anche da questo rapporto, le rinnovabili sono ormai una realtà nel panorama energetico italiano, e lo saranno sempre di più nel futuro, con vantaggi per l’ambiente, l’economia e i cittadini. A testimoniare la rivoluzione energetica ormai in corso, sia in Italia che in Europa, ci sono diversi progetti no profit, tra cui “Repower map” (www.repowermap.org), una mappa interattiva online su cui soggetti pubblici e privati possono inserire in modo semplice e veloce gli impianti ad energia rinnovabile o gli edifici ad alta efficienza energetica installati. In questa mappa delle energie rinnovabili in Europa, progetto nato nel 2008 in Svizzera, sono presenti ad oggi più di 45.000 impianti rinnovabili o edifici ad alta efficienza energetica, di cui circa 4.400 solo in Italia. La rivoluzione energetica è già iniziata: nonostante al momento si scontri con le resistenze di alcune parti politiche e delle grandi aziende energetiche, i cittadini stanno diventando sempre più produttori della propria energia, in un processo globale che non è destinato a fermarsi. Noi lo diciamo da tempo. #nonfossilizziamoci: il futuro è rinnovabile! Tonno, ecco il video shock che racconta cosa finisce nelle reti Aggiungi un commento News - 21 ottobre, 2014 Sai come viene pescato il tonno che arriva sulla tua tavola? Un video shock documenta cosa finisce nelle reti, e per guardarlo, ci vuole più che stomaco. Il video è stato realizzato selezionando foto e filmati girati nell'Oceano Indiano da pescatori coraggiosi che hanno deciso di denunciare la realtà che circonda la pesca industriale del tonno: nelle sequenze si vede come l'uso di reti a circuizione con FAD (Fish aggregating device, sistemi di aggregazione per pesci) aumenti la possibilità che in trappola finiscano non solo tonni ma anche molte altre specie come squali o tartarughe, spesso minacciate o in pericolo. Se l'industria del tonno in scatola continuerà a usare tonno pescato con questi metodi distruttivi, sempre più animali come squali e tartarughe verranno inutilmente catturati e ributtati in mare, morti o feriti e destinati a morire. Con i FAD infatti le catture accessorie delle reti a circuizione aumentano di 3 o 4 volte, con stime che si aggirano intorno a 100mila tonnellate l'anno. Nelle reti finiscono anche esemplari giovanili di diverse specie di tonno compromettendo ancora di più il futuro di questi stock. L'industria del tonno in scatola – il cui consumo solo in Italia raggiunge ben 140mila tonnellate all'anno - sta contribuendo alla crisi dei nostri oceani, rifornendosi da flotte che praticano questo tipo di pesca. Non lasciamo che svuotino i nostri oceani: chiediamo alle aziende leader del mercato italiano e mondiale, da MWB – Mareblu a Bolton-Riomare, di smettere di usare nelle proprie scatolette tonno pescato con i FAD. Ci hanno promesso che avrebbero puntato sulla pesca sostenibile: ora devono dimostrare ai consumatori di tenere fede ai propri impegni! La rivincita dei “comitatini” Aggiungi commento Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha offeso - etichettandoli come “comitatini” - quei cittadini che si oppongono alla follia dei petrolieri di estrarre fino all’ultima goccia di idrocarburi. Contro l’articolo 38 del cosiddetto decreto “Sblocca Italia” si sta mobilitando una comunità crescente di cittadini, amministratori e imprenditori che a questo saccheggio oppone una resistenza ragionata e determinata. La nostra nave Rainbow Warrior ha visitato, la scorsa settimana, uno dei centri nevralgici del conflitto sulle trivelle, lo Stretto di Sicilia, e le comunità che su questo si affacciano. In questo tratto di mare ci sono oltre quindici progetti di ricerca petrolifera che attendono di essere autorizzati o che già sono in partenza, col rischio di devastare un patrimonio di diversità biologica, di risorse per la pesca e di bellezze paesaggistiche e turistiche. L’ultimo incidente, alla raffineria di Milazzo, ha ricordato bene come si vive sotto la cappa del dio petrolio, ma i  dati del progetto di ricerca epidemiologica SEpiAS[1], a Gela, ci danno qualche dettaglio in più. Questo progetto, che ha valutato solo gli effetti dell’esposizione ad Arsenico, riferisce (paragrafo 3.1.4; pagine 20-22) eccessi di mortalità generale e per tutti i tumori e segnala in particolare un eccesso di mortalità per il tumore allo stomaco nei maschi e per tumori a trachea, bronchi e polmone nelle femmine. Ancora, la popolazione femminile ha un eccesso di mortalità in relazione a morbo di Hodgking, malattie ischemiche del cuore, traumatismi e avvelenamenti. Per finire, eccesso di mortalità in entrambi i sessi per malattie del sistema circolatorio, malattie cerebrovascolari e “sintomi, segni e stati morbosi mal definiti”. Con quale faccia si piangono i morti per le alluvioni e si promuove la ricerca di combustibili fossili che sono la causa dei cambiamenti climatici che, assieme al dissesto idrogeologico, sono la causa di queste stragi? Con quale ipocrisia si chiedono sacrifici al mondo della pesca se si vanno a devastare le aree in cui i pesci si riproducono? Come vogliamo attirare investimenti nel settore turistico (una delle poche opzioni per la Sicilia) se promettiamo “più trivelle per tutti”? Nessuno crede più alle bugie dei petrolieri che scrivono studi di impatto ambientale tanto tranquillizzanti quanto pieni di stupidaggini e, peggio ancora, di menzogne difficilmente non imputabili a malafede, per giustificare attività che rischiano di danneggiare in modo grave economie locali fondamentali, come la pesca e il turismo. A Licata e a Siracusa centinaia di persone sono venute a trovarci manifestando sostegno a Greenpeace e alla Rainbow Warrior. Non solo, mentre un gruppo di attivisti di Greenpeace apriva uno striscione sulla piattaforma Prezioso con il volto di Renzi e la scritta “più trivelle per tutti” si tenevano manifestazioni spontanee nelle città siciliane, decine di Comuni emanavano comunicati di appoggio e perfino alcuni pescherecci sono venuti a ringraziare gli attivisti che occupavano pacificamente la piattaforma petrolifera. Il percorso di aggregazione delle comunità locali, dei cittadini e degli attori economici, contro le follie petrolifere nello Stretto di Sicilia era partito da tempo. Peccato che, dopo un iniziale sostegno, il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, abbia deciso di tradirci per firmare un accordo con i petrolieri. Si è perso tempo, ma stiamo recuperando. I sindaci siciliani riunitisi a Licata sulla Rainbow Warrior, hanno deciso di attivarsi. Con il coordinamento di ANCI Sicilia stanno scrivendo al presidente Crocetta chiedendogli di impugnare lo “Sblocca Italia” davanti alla Corte Costituzionale. Siamo certi che il prossimo 3 novembre a Noto (Siracusa) - quando è previsto un nuovo incontro di coordinamento - saranno decine i Comuni che confermeranno la marea montante di rigetto dell’opzione petrolifera per una regione che ha altre speranze di futuro e che troppo ha già sofferto per il petrolio. Altro che comitatini! Alessandro Giannì, Direttore delle campagne Greenpeace Italia  [1] Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico: http://www.ccm-network.it/imgs/C_27_MAIN_progetto_7_listaFile_List11_itemName_0_file.pdf Il legno rubato all’Amazzonia arriva in Italia Aggiungi commento In un nuovo rapporto denunciamo il traffico di legno illegale che, dall’Amazzonia brasiliana, viene esportato in diversi Paesi in tutto il mondo, tra cui l’Italia. Per la seconda volta in un anno, abbiamo scoperto importazioni di legno tropicale brasiliano da parte di aziende italiane, come Arnosti Legnami e Wellness Italia, specializzate in pavimentazione da esterni. Nei mesi di agosto e settembre, i nostri attivisti hanno infatti monitorato, tramite localizzatori GPS nascosti, dei camion che trasportavano legno: è emerso così che di giorno questi camion partivano vuoti e viaggiavano nel profondo della foresta amazzonica, nelle aree dove il taglio è vietato. Quando scendeva la notte, venivano usati per trasferire il legno da queste aree illegali a tre segherie di Santarém, centro dell’industria dello stato del Pará. Le segherie dichiaravano ufficialmente di ricevere il legame da fornitori con le concessioni forestali in piena regola, ma i nostri controlli hanno mostrato una realtà ben diversa. Il taglio del legno spesso non è avvenuto nelle aree autorizzate o il volume dei tronchi tagliati legalmente è molto minore e non corrisponde affatto a quello che le segherie hanno dichiarato di ricevere. Truffa riuscita:  i documenti ottenuti attraverso questa frode rendono possibile vendere come legale il legno tagliato illegalmente! Le tre segherie di Santarém hanno poi rifornito alcuni esportatori che hanno venduto il legname in Europa, Cina, Giappone e Stati Uniti. Uno degli esportatori è Ipezai Comércio de Madeiras, che ha acquistato il legname alla segheria Comercial de Madeiras Odani. Odani era sotto embargo già da prima, quindi operava illegalmente, e il 16 ottobre scorso ha subito un’ispezione dalla polizia ambientale dello stato del Pará, che ha sequestrato tutto il legname e ha multato l’azienda. Adonijah Milk, il responsabile della segheria Odani ha addirittura ammesso di fronte alle telecamere di Globo, la TV più importante in Brasile, che non conosce l’origine del legno che acquista. “Riceviamo i tronchi, ma non sappiamo se lo hanno tagliato nelle loro concessioni o se lo vanno a prendere nei dintorni, perché non andiamo a controllare”. Abbiamo così scoperto che Arnosti Legnami e Wellness Italia sono due delle aziende italiane che hanno acquistato legno dall’esportatore Ipezai nel periodo monitorato. E non è tutto qui: siamo finiti anche sulle tracce di importazioni da Ipezai effettuate dopo l’entrata in vigore il Regolamento Europeo del Legno (European Union Timber Regulation – EUTR), che regola l’immissione e commercio di legno opportunamente tracciato (e che rispetti la cosiddetta “Dovuta Diligenza”), accompagnato da documenti che ne dimostrino l’origine e quindi la legalità. Quattro importatori italiani sono stati identificati per questo periodo: Art e Parquet, Luca Bolotti Legni Tropicali, Ravaioli Legnami e Tropical Wood. Le specie legnose provenienti dall’Amazzonia come ipé, jatobá, cumarú, massaranduba e garapa sono a rischio. Per estrarre questo legno pregiato, la foresta viene frammentata e degradata: vengono create appositamente strade che consentono un accesso più facile per il successivo taglio a raso. In una parola: per estrarre questo legno si avalla una deforestazione selvaggia. Non vogliamo essere complici di questo scempio, le autorità devono intervenire sia in Brasile che nei Paesi di importazione. E gli importatori italiani devono commerciare solo con i fornitori in grado di garantire la legalità del legno, nel rispetto delle leggi, delle foreste e dei popoli indigeni che le abitano! LEGGI IL RAPPORTO (Versione in inglese)! Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia 175 miliardi di valore aggiunto e 100mila posti di lavoro al 2030 Pubblicazione - 20 ottobre, 2014 Il rapporto, realizzato da Althesys per conto di Greenpeace, stima le ricadute economiche e occupazionali per l’Italia dello sviluppo delle fonti rinnovabili. In particolare, si è analizzato il valore aggiunto, diretto ed indiretto, generato lungo la filiera dagli investimenti in energie rinnovabili in Italia nell’anno 2013 e al 2030, secondo i due scenari di crescita (denominati “reference” e “[r]evolution”) contenuti nel rapporto “Energy [R]evolution Italia” di Greenpeace. Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia (sintesi) Le bugie dei petrolieri Come mentire per farsi autorizzare prospezioni sismiche oggi, e trivellazioni domani, in una delle aree più ricche di vita del Mediterraneo. Pubblicazione - 18 ottobre, 2014 Qualcuno ha deciso che le trivelle sono il futuro del nostro mare: dobbiamo estrarre fino all'ultima goccia di idrocarburi. Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo Economico si tratta di poca roba, qualche mese dei nostri consumi nazionali, ma per qualcuno ne vale la pena: un regime fiscale favorevole alle imprese prevede, infatti, royalties tra le più basse al mondo. Così facendo verrà rallentata però quella "rivoluzione energetica" di cui abbiamo disperatamente bisogno per salvare il clima del Pianeta (e i nostri figli da cataclismi che faranno impallidire il ricordo di quello che, purtroppo, sta già succedendo) e il nostro Paese dal collasso economico. La rivoluzione energetica è necessaria per rilanciare economia e occupazione: sviluppo, in altre parole, ma non nella direzione che piace ai padroni del petrolio. Che per grattare il fondo del barile sono disposti a tutto. Ecco, in questo briefing, un piccolissimo esempio delle bugie che raccontano. Le bugie dei petrolieri non finiscono mai Italia colonia dei giganti del petrolio? No, grazie. Aggiungi un commento News - 17 ottobre, 2014 L’Italia non è una colonia dei signori del petrolio. Abbiamo voluto ripeterlo forte e chiaro, a Siracusa, dove è approdata la nostra Rainbow Warrior, insieme a Legambiente e WWF. Vogliamo che sia fatta chiarezza e che tutti i cittadini sappiano cosa è contenuto davvero nell’articolo 38 del decreto "Sblocca Italia": una serie di forzature normative e costituzionali che rilanciano indiscriminatamente su tutto il territorio nazionale, sia a terra che in mare, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi in Basilicata, in Adriatico, Ionio, Alto Tirreno e nel Canale di Sicilia. In Sicilia è in corso un vero e proprio assalto al mare da parte delle compagnie petrolifere: sono 12.908 i chilometri quadrati interessati dai cinque permessi di ricerca già rilasciati e da altre 15 richieste di concessione, ricerca e prospezione avanzate nonostante già oggi dal Canale di Sicilia provenga il 41% del totale nazionale del petrolio estratto in mare! Dal mare alla terra il passo il breve, e anche sul territorio siciliano sono forti gli interessi delle compagnie petrolifere. La corsa all’oro nero in Italia equivale alla svendita del nostro mare, non solo senza che ne siano tratti benefici per l’economia nazionale, visto che la maggior parte delle estrazioni riguardano compagnie straniere, ma a caro prezzo per tutti: un possibile incidente – che ad oggi nessuno è in grado di escludere in alcun modo -  può compromettere per sempre il futuro dell’ ambiente, del turismo e della pesca.  Per questo abbiamo chiesto ai membri della Commissione Ambiente della Camera dei deputati di abrogare l’articolo 38 del  decreto legge Sblocca Italia e abbiamo chiesto a Governo e Parlamento di  abbandonare definitivamente la strada delle fonti fossili e di seguire una nuova politica energetica che punti all'efficienza ed alle rinnovabili. Il Governo Renzi dovrebbe difendere l’interesse pubblico ad uno sviluppo economico sostenibile invece di favorire la nuova colonizzazione del nostro territorio e dei nostri mari da parte dell’industria petrolifera! Noi andiamo avanti e non ci fermeremo: vogliamo che tutti sappiano cosa rischia il nostro Paese: dopo Siracusa, ci saranno altre iniziative organizzate insieme a Legambiente e WWF contro le trivellazioni a terra e a mare: il 27 ottobre a Pescara (in Abruzzo), a Bari (in Puglia) e a Potenza (in Basilicata). Rainbow Warrior: non passeggeri, ma membri dell’equipaggio! Aggiungi commento Sono certa che quando tornerò in città, autobus-ufficio-traffico, mi fermerò ogni tanto a pensare “chissà cosa stanno facendo ora sulla Rainbow Warrior, in mare aperto”… Già, perché la nostra Guerriera dell’Arcobaleno non è soltanto una nave che porta avanti le campagne di Greenpeace, ma l’insieme di storie diverse – anche personali – che si intrecciano fra loro. C’è un equipaggio che vive, sogna e lavora sodo ogni giorno su questo veliero che se ne va in giro per il mondo a salvare il Pianeta. Non potendo raccontare tutte le loro storie –sarebbe un romanzo!- ho deciso di fare qualche domanda ad alcuni di loro, prima di partire. Angelo Musco, il secondo ufficiale, che è italiano, di Palermo, conosce bene questo mare di Sicilia e le sue bellezze. Quando gli ho chiesto perché aveva scelto di fare questo lavoro, è andato dritto al punto: “Faccio quello che faccio perché riesco a vedere la bellezza e la fragilità del Pianeta e credo fermamente che le azioni di pochi possano ispirare le coscienze di molti”. Daniel Bravo Garibi invece è messicano, ed è un cuoco-attivista. Ogni sera cucina per tutti, ma soprattutto ogni volta che c’è un’azione, è pronto a partire. “Sono chef di professione, e attivista per avere un futuro migliore. Amo la natura”. Volontario di Greenpeace in Messico, ci ha raccontato di aver rifiutato una proposta di lavoro molto allettante per partire con la Rainbow Warrior. “Faccio il mio lavoro nel migliore dei modi…d’altro canto l’alimentazione è legata al futuro del Pianeta, e scegliendo bene il nostro cibo possiamo fare molti passi avanti per essere più sostenibili. Ognuno di noi può fare la sua parte, decidendo di diventare vegetariano oppure, se si è onnivori, facendo più attenzione a quel che si mangia. Uno dei momenti più belli per me è proprio quello in cui scelgo gli alimenti al mercato: a km 0, per abbattere la filiera, selezionando ingredienti biologici e comprando direttamente dai produttori”. E poi c’è Penny, Penelope Gardner, inglese, professione nostromo, quando le abbiamo chiesto come mai avesse scelto di imbarcarsi con Greenpeace ci ha detto: “La vita è breve e questo significa che il nostro tempo è molto prezioso. Per questo sono qui, perché credo che lavoriamo tutti in una grande associazione che può fare la differenza e cambiare le cose. Se non fossi qui, farei comunque qualcosa per aiutare il nostro fragile Pianeta”. L’ultima foto-ricordo di questo viaggio l’ho dedicata a Igor Popov, russo, elettricista, “l’uomo delle macchine”, che parla poco ed è sempre impegnato. Mi ha detto solo: “Sarò breve: lavoro qui per i miei figli. Per dar loro un vero futuro”. Come dargli torto?     Carlotta Giovannucci - Digital Unit, Greenpeace Italia Più di 30 ore di occupazione sulla piattaforma 1 commento News - 15 ottobre, 2014 Dopo 34 ore gli attivisti sono scesi dalla piattaforma Prezioso. E' la fine di un'azione ma non della battaglia contro le fonti fossili. L’appoggio non è mancato: cittadini, comitati locali e anche amministrazioni pubbliche hanno espresso la loro vicinanza agli attivisti, che hanno concluso la protesta in sicurezza e senza incidenti. Non erano soli: con loro migliaia e migliaia di persone che si sono già dichiarate indipendenti dalle fonti fossili firmando la nostra petizione, e la grande realtà dei movimenti che oggi si è riunita fuori da Montecitorio per manifestare contro lo Sblocca Italia.  Nelle stesse ore, nella sala stampa della Camera dei Deputati, eravamo impegnati anche in una conferenza stampa congiunta con Wwf e Legambiente per presentare le nostre osservazioni al decreto del governo. In silenzio, a quanto pare, è rimasto solo il Presidente del Consiglio, che,  mentre ai summit internazionali parla con grande disinvoltura di difesa del clima, da noi vuole estrarre fino all’ultima goccia del - poco e scarso - petrolio che abbiamo. Noi non ci fossilizziamo di certo: abbiamo il vento in poppa, e siamo pronti a portare il nostro messaggio lungo le altre tappe del tour. Siracusa, stiamo arrivando!   Firma anche tu la nostra DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA dalle FONTI FOSSILItre’ del bracconaggio segnalata dal WWF: questa volta si tratta di un giovane esemplare di falco pescatore (Pandion haliaetus)  colpito pochi giorni fa all’ala destra da pallini da caccia e ritrovato nei pressi di San Pietro di Arcevia , in provincia di Ancona. L’animale appartiene ad una delle specie più rare d’Europa di cui esistono solo due coppie nidificanti in Toscana. Il falco è stato prontamente curato in una clinica veterinaria di Fabriano ed ora si trova nell’Oasi WWF Bosco di Frasassi di Genga, in una speciale struttura per uccelli rapaci dove viene curato e alimentato.      La riabilitazione di questo animale durerà almeno 5 mesi ma il WWF spera, una volta guarito,  di poterlo liberare in Toscana, un territorio che, grazie ad un progetto del Parco della Maremma, ha sperimentato con successo la reintroduzione di questa specie un tempo estinta. E proprio in Toscana, presso l’Oasi WWF di Burano (Gr), da due mesi ben cinque falchi pescatori, senza anelli di identificazione, stanno dando spettacolo con voli e acrobazie. L’area è particolarmente interessante per questi animali data la pescosità della laguna protetta.     “E’ una vergogna che un uccello importante e affascinante come il falco pescatore venga falcidiato nei nostri cieli dai bracconieri: una vergogna di fronte alla società civile e all’Europa intera che considera giustamente questa specie un patrimonio di importanza prioritaria. Purtroppo il fenomeno del bracconaggio è una piaga che in Italia cancella quotidianamente specie protette – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore Conservazione Internazionale del WWF Italia – Vittime illustri sono spesso proprio i rapaci che in coincidenza dell’apertura dell’attività venatoria vengono rinvenuti feriti o uccisi da colpi di armi da caccia.   Questo fenomeno pregiudica seriamente la conservazione di specie già a rischio o in declino per colpa di habitat trasformati o degradati. Le Guardie volontarie del WWF sono costantemente impegnate nel controllo sul territorio per arginare il bracconaggio, soprattutto nelle tante ‘aree calde’, tra cui Stretto di Messina, Valli bresciane, Delta del Po, piccole isole, come abbiamo denunciato nella nostra campagna Crimini di natura. Per aiutare i nostri ranger volontari stiamo chiedendo in questi mesi l’aiuto di tutti: il loro impegno è particolarmente gravoso poiché si stratta di persone ‘non armate’ che controllano altre munite di fucili”.  EUROPA 2030: la presidenza italiana alla prova della credibilità Notizie pubblicate su 22 October 2014 Mentre si susseguono le voci sui numeri del pacchetto Clima ed Energia 2030 che uscirà dal Consiglio UE su Clima ed Energia, che si terrà il 23 e 24 ottobre  a Bruxelles, e si paventano ulteriori cedimenti, il Premier Renzi ha oggi riferito al Senato, dichiarando il massimo impegno della Presidenza italiana a sostegno del provvedimento. Il WWF ribadisce che Il 40% di riduzione delle emissioni CO2 è del tutto insufficiente dal punto di vista ambientale e anche per garantire alla UE la sicurezza energetica. Proprio in questi giorni, uno studio dell’istituto di ricerca Ecofys dimostra che, con un taglio del 49% delle emissioni, sarebbe possibile dimezzare le importazioni di gas. Anche l’aumento al 27% per le rinnovabili è del tutto inadeguato, dal momento che le rinnovabili sono le energie che garantiscono la massima sicurezza energetica e che il trend di crescita non deve essere rallentato; il 30% per l’efficienza energetica come obiettivo non vincolante o addirittura indicativo, rinnegherebbe il vantaggio rappresentato dalla riduzione dei consumi e anche l’enfasi italiana sul tema. Il WWF chiede che la riduzione dei gas a effetto serra sia del 55%, la produzione di energia da fonti rinnovabili almeno del 45%, e il risparmio energetico almeno del 40%, con obiettivi giuridicamente vincolanti. L’Italia deve operare per sostenere le posizioni più avanzate, in particolare di quei Paesi che vogliono obiettivi ambiziosi e vincolanti, evitando di cadere nella logica fallimentare del minimo comun denominatore. Si tratta di un vero e proprio “stress-test” per l’Europa: nei prossimi due giorni, capiremo se la UE è capace di offrire credibilità, autorevolezza e prospettiva di futuro, le uniche vere qualità che servono per superare le difficoltà degli ultimi anni. Il WWF si augura che la Presidenza italiana dimostri capacità di visione nel dare impulso all’attuazione della transizione economica e industriale necessaria per proteggere il clima e offrire prospettive ai cittadini europei. I capi di Stato e di Governo europei devono resistere all’azione delle lobby fossili e delle visioni a breve termine, spesso egoiste e parassitarie, che hanno introdotto e stanno introducendo numerose scappatoie per rendere il pacchetto inefficace. Il WWF si augura che di fronte a questi poteri forti, cinici ed egoisti, non si perda una storica occasione di creare invece nuovi opportunità sociali, economiche e ambientali. Il fallimento della politica contro il riscaldamento globale, nonostante gli ormai quotidiani campanelli d’allarme dati dagli eventi correlati al cambiamento climatico già in atto, condannerebbe il mondo a un aumento della temperatura media globale intorno ai 4°C. Per l’Europa, questo si tradurrebbe in perdite enormi, anche dal punto di vista economico. I Capi di Stato e di Governo europei, così come la Presidenza italiana decideranno come vorranno essere ricordati: in gioco c’è il clima, il destino dell’Europa, ma anche la loro credibilità. Lombardia, le guardie WWF denunciano 17 cacciatori  0  0  New Notizie pubblicate su 21 October 2014  |  0 Comments Nuovo weekend di fuoco e altri 17 cacciatori denunciati dalle Guardie WWF Lombardia in soli tre giorni di attività nelle province di Brescia, Milano e Pavia, per i reati di abbattimento di specie protette, utilizzo di richiami acustici elettromagnetici vietati e maltrattamento di animali, con il conseguente sequestro operato dalle competenti Polizie Provinciali di: 17 fucili, 11 richiami acustici elettromagnetici vietati, 1 telefonino usato come richiamo acustico, 113 uccelli morti (pettirossi, cinciarelle, cinciallegre, fringuelli, frosoni, pispole, allodole e una tortora dal collare) e 5 uccelli vivi . Denunciato, per i reati di uccellagione e furto ai Danni dello Stato, anche un cittadino di Cologne (BS) che utilizzava tre reti da uccellagione, con richiami vivi anche di specie protetta. Infine denunciata una persona per favoreggiamento. Il record va ancora ai cacciatori bresciani con 9 cacciatori denunciati nella propria Provincia (nei Comuni di Lonato, Capriano al Colle, Dello, Chiari e Castenedolo), 3 in trasferta nel pavese ed uno in Provincia di Milano; 3 i cacciatori bergamaschi denunciati in Provincia di Milano e per finire anche due cacciatori milanesi nella propria Provincia. “Ben 34 cacciatori denunciati in due settimane ben rappresenta la situazione lombarda” afferma Antonio Delle Monache, Coordinatore delle Guardie Volontarie del WWF Lombardia “La legge dello Stato e le direttive europee in difesa della fauna selvatica sono sistematicamente infrante. I richiami acustici elettromagnetici vietati vengono usati quasi ovunque, nonostante il rischio di essere denunciati“ Uno dei cacciatori denunciati aveva addirittura scavato con una ruspa una profonda buca in cui si era posizionato, ovviamente, con un richiamo acustico elettromagnetico acceso. “La gravità della situazione meriterebbe una decisa presa di posizione delle Associazioni Venatorie” sostiene Filippo Bamberghi Coordinatore delle guardie WWF di Milano “Molte segnalazione al telefono antibracconaggio giungono proprio da cacciatori esasperati per le violazione della legge. Non ci sono scuse: i richiami acustici elettromagnetici sono vietati in tutta Europa e il loro uso in Lombardia pare viceversa la norma. Vengono usati anche da capannisti che hanno decine di richiami vivi, solo per poter aumentare a dismisura gli abbattimenti”. In queste stesse ore migliaia di cacciatori italiani sono in azione anche in Romania e a leggere i messaggi sui forum venatori ogni cacciatore spara centinaia di colpi in una sola mattinata; sempre con l’ausilio di richiami acustici elettromagnetici, vietati anche in Romania. I sequestri operati negli ultimi anni di carichi anche di decine di migliaia di esemplari uccisi confermano i massacri commessi da cacciatori italiani anche all’estero. “L’allodola sta subendo un drastico calo della popolazione. Abbattimenti indiscriminati nei tour venatori all’estero e nelle nostra Regione, possono rappresentare anche nel breve periodo una minaccia per questa e altre specie.“ “Va fatto un doveroso ringraziamento alla Polizia Provinciale di Brescia, Milano e Pavia” conclude Antonio Delle Monache “che con il loro impegno insostituibile garantiscono la tutela della fauna selvatica, nell’interesse di tutta la comunità”. Per fermare il bracconaggio il WWF chiede l'aiuto di tutti, con la campagna STOP ai crimini di natura Montalcino, 10 metri cubi di rifiuti rimossi dai volontari WWF  4  0  55 Notizie pubblicate su 21 October 2014  |  0 Comments Lo scorso sabato mattina il WWF ha organizzato nei dintorni di Montalcino l'operazione "Bosco Pulito". Ai volontari è stato sufficiente percorrere i primi duecento metri di uno dei sentieri della rete escursionistica provinciale per raccogliere ben dieci metri cubi di rifiuti. In un'area boscata presso la località "Le Piagge Maremmane" i volontari hanno rinvenuto sparsi per il bosco una lavatrice, una cucina economica, svariati bossoli di cartuccia da caccia, un assortimento di pneumatici, giocattoli, bottiglie di vetro, materassi, calzature ed una quantità impressionante di plastica, sotto forma di sacchi e teli, spesso ridotti in brandelli. I rifiuti sono stati consegnati al centro di raccolta del Comune di Montalcino. L'iniziativa è la prima di una serie di eventi organizzati dal WWF Siena per sensibilizzare i cittadini ai temi della campagna nazionale "STOP ai crimini di Natura" che includono, oltre al traffico di specie ed il depauperamento degli ecosistemi, anche discariche illegali, il traffico illecito e l'abbandono di rifiuti. Nell'occasione è stata lanciata a livello locale la raccolta firme per sostenere la richiesta del WWF al Parlamento italiano di inasprire le pene per i reati contro la natura. Cauto ottimismo per il tonno rosso Notizie pubblicate su 21 October 2014 Il WWF esprime un cauto  ottimismo per lo stato di conservazione del tonno rosso, visti i risultati del Comitato scientifico dell’ICCAT Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico, che si è appena conclusa e in vista della riunione della Commissione stessa prevista a Genova  dal 10 al 17 novembre. “Troppe sono ancora le incertezze che si evincono dai risultati dalle valutazione scientifiche, tuttavia è sotto gli occhi di tutti che lo stock di tonno rosso non rischia più il collasso. E questo dipende unicamente dall’aver rispettato il piano di gestione deciso anni addietro sulla base di un approccio del tutto cautelativo. Ci preoccupa ancora la scarsa efficienza dei processi di tracciabilità” commenta Marco Costantini, responsabile del programma mare del WWF Italia. Tenendo ben presente la situazione, WWF quindi chiede all’ICCAT – nel prossimo meeting che si terrà  a Genova, dal 10 al 17 Novembre del 2014 -  di adottare una decisione fortemente cautelativa perché la precauzione è d’obbligo e quindi di optare per un incremento graduale della quota tonno non superiore al 10% per ogni anno, per i prossimi 5 anni. I ricercatori hanno appena affermato che gli sforzi di gestione fatti a tutt’oggi hanno determinato un aumento della popolazione. Tuttavia  loro stessi ammettono che esistono ancora zone d’ombra nella valutazione corretta dello stato dello stock. Un aspetto che non va sottovalutato, secondo il WWF, è la scarsa efficacia del Bluefin Tuna Catch Document (BCD), la certificazione di tracciabilità delle catture. Uno studio recente commissionato proprio dal WWF, ha dimostrato le debolezze di questo sistema.  Lo studio dimostra anche che con questo livello di efficacia nella certificazione della tracciabilità, ICCAT non rispetterebbe i criteri minimi del regolamento europeo IUU (Illegal, unreported and unregulated fishing), cioè la pesca illegale, non registrata e non regolata. “Se riduciamo al minimo gli ancora presenti fenomeni di pesca illegale, se miglioriamo l’efficacia della tracciabilità, siamo veramente prossimi ad un successo unico nella storia della gestione della pesca” conclude Marco Costantini. Degrado ambientale, convegno a Roma Notizie pubblicate su 20 October 2014  |  0 Comments Roma, la città eterna sta morendo: siti storici trasformati in colonie feline e latrine a cielo aperto, turisti impegnati a fotografare cassonetti dell’immondizia piuttosto che il Colosseo. Di questo, e della delicata situazione della città di Taranto, se ne parlerà a Roma, presso l’Università Lumsa, il 23 ottobre alle 16 nel corso del convegno “Bella da morire” curato dall’organizzazione studentesca “Good Morning, Youth”. All’incontro interverranno Luigi Oliva per il “Comitato per Taranto”, Palmira Scalamandrè, docente di storia e filosofia del liceo scientifico Battaglini di Taranto, Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia e Fiammetta Mignella Calvosa, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio dell’università Lumsa di Roma. Per ulteriori informazioni contattare la referente dell’organizzazione Chiara Lorentini. Salviamo i fiumi alpini  0  1  7 Notizie pubblicate su 20 October 2014 Solo un fiume su dieci in Europa è abbastanza in salute da fornire acqua e riuscire a far fronte ai cambiamenti climatici, secondo il rapporto  WWF “Save the Alpine Rivers!” il primo studio globale sui sistemi fluviali dell’intero Arco Alpino, condotto in coordinamento con l’Università per le Risorse Naturali e le Scienze della Vita di Vienna. Quello che il WWF ha rilevato è che pochissimi fiumi alpini sono ancora incontaminati. “Per i grandi corsi d’acqua la situazione è particolarmente grave” spiega Christoph Litschauer, a capo del Programma Acque del WWF European Alpine Programme. “In tutto ci sono solo 340 chilometri tra i grandi fiumi delle Alpi che mantengono uno stato ecologico elevato, in contrasto con i 2.300 chilometri che sono stati classificati come artificiali o che sono stati profondamente modificati dall’uomo” spiega Litschauer. Litschauer, evidenzia i principali risultati dello studio: “Siamo messi di fronte al fatto che solo l’11% dei fiumi alpini è ancora ecologicamente intatto. Si tratta per lo più di piccoli corsi d’acqua, per la maggior parte minacciati dallo sviluppo di piccoli impianti idroelettrici”. Si tratta di risultati che pesano, se pensiamo che in Europa sono 14 milioni le persone che utilizzano l’acqua delle Alpi per gli usi domestici e per produrre energia. “Quello che serve è costruire un dibattito qualificato, a livello panalpino, che chiarisca quali habitat vogliamo preservare in futuro. Questo significa che dobbiamo stabilire quali fiumi proteggere prima che gli effetti cumulativi dello sfruttamento idroelettrico e dei cambiamenti climatici creino impatti tali da essere disastrosi,” conclude Litschauer. Lo Studio frutto del progetto panalpino del WWF  STAR Save The Alpine Rivers presentato in questi giorni in vari stati alpini è costruito su un database completo che identifica e designa i tratti fluviali che ancora scorrono liberamente senza subire pressioni da parte dell’uomo e permette di evidenziare quei tratti vitali che dovrebbero essere la priorità per i futuri progetti di ripristino. Lo studio del WWF ha sviluppato un sistema di priorità d’intervento che si basa sui dati della Direttiva Quadro sulle Acque (Dir. 60/200 CE), sullo stato di protezione secondo IUCN e sulla presenza di piane d’esondazione naturali, in modo da poter rappresentare il grado di naturalità di ciascun tratto di fiume. Il sistema combina inoltre i principali dati sulle pressioni esercitate dall’uomo, in modo da stabilire un livello di urgenza per la protezione di fiumi come il Lech in Austria, la Soča (l’Isonzo sloveno) o il nostro imponente Tagliamento. Oltre alla costruzione di dighe e la regolazione delle acque, molti argini vengono convertiti in aree urbane o agricole, riducendo la loro naturale capacità di far fronte alle inondazioni. Anche i  cambiamenti climatici sono stati identificati come una minaccia per i fiumi alpini nel report. Al quale si aggiungono i risultati di uno studio condotto per il governo austriaco, che ha trovato che l'aumento della temperatura nelle Alpi è molto più alta che in altre regioni del mondo. La temperatura nelle Alpi è aumentata di 2° C negli ultimi 200 anni, molto al di sopra l'aumento medio della temperatura globale di 0.85° C. A seguito delle catastrofiche e costose alluvioni che hanno colpito l'Europa negli ultimi anni e negli ultimi giorni nel Nord Italia, il WWF mette in evidenza la necessità di rafforzare la resilienza degli ecosistemi fluviali  e chiede ai governi di preparare un piano d'azione per proteggere e ripristinare questi fiumi. "Gli eventi meteorologici estremi sono sempre più probabili e dobbiamo proteggere e rafforzare la capacità delle nostre 'infrastrutture verdi', compresi fiumi e zone umide. L'ambiente sta cambiando e noi dobbiamo rispondere ", ha detto Litschauer.   Lo studio del WWF Internazionale arriva in un momento tragico per l’Italia, funestata dal maltempo e dalle alluvioni che hanno colpito profondamente Genova, la Toscana e varie parti del Nord. Aggressione al territorio, malgoverno e cambiamenti climatici sono le cause  di questi tragici eventi. L’aggressione al territorio, tremenda e senza precedenti, è caratterizzata da un consumo di suolo, che in Italia viaggia a ritmi di 93 ettari al giorno, dalla canalizzazione dei corsi d’acqua e da un’estrema loro artificializzazione  anche a causa dell’aumento vertiginoso delle concessioni di derivazione a scopo idroelettrico che spesso insistono in Parchi o in aree di Rete Natura 2000. Tale situazione è testimoniata anche dalla recente procedura di accertamento (Eu Pilot 6011/14/Envi)  aperta dalla  Commissione Europea  nei confronti dell’Italia  a seguito di denunce per l’eccessivo sfruttamento per fini idroelettrici in particolare dei bacini alpini di Tagliamento, Oglio e Piave.   Il WWF Italia da anni denuncia il malgoverno delle nostra rete idrografica: l’Italia  si ostina a non applicare correttamente le Direttive europee “Acque“ (2000/60/CEE) e “Alluvioni” (2007/60/CE), tanto che ad oggi non sono ancora istituite le Autorità di distretto, organismi fondamentali per riorganizzare un adeguato governo delle acque sul territorio. Inoltre a seguito dei cambiamenti climatici in questi ultimi anni registriamo una tendenza all’aumento di episodi di precipitazione a carattere intenso, ma di breve durata, a differenza del passato quando esisteva una prevalenza di episodi a bassa intensità ma prolungati nel tempo.   Nonostante tutto questo, in Italia si continua a intervenire solo a seguito di emergenza, abdicando alla prevenzione, alla manutenzione del territorio e a una pianificazione che consenta anche di avviare politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici. L’attuale preoccupazione del WWF Italia è che, a seguito delle polemiche dopo le recenti sciagure, vengano sbloccati fondi per realizzare interventi a “pioggia”, di tipo “tradizionale” (canalizzazioni, coperture di alvei…), al di fuori di qualsiasi pianificazione e logica di bacino e, soprattutto, lontani dagli annunciati “ interventi integrati finalizzati alla riduzione del rischio, alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità e che integrino gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE [...] e della direttiva 2007/60/CE [...]" del Governo indicati nella Legge di Stabilità 2014 (comma 111). C’è bisogno di altro e lo studio del WWF Internazionale sugli ultimi fiumi “naturali” deve essere il punto di partenza per un recupero della funzionalità ecologica dei nostri corsi d’acqua funzionale alla riduzione del rischio idrogeologico e alla tutela del nostro patrimonio naturale Nonostante siano uno degli ecosistemi montani più densamente popolati al mondo, le Alpi contengono una varietà di luoghi selvaggi e incontaminati importanti per la biodiversità. Lo studio del WWF definisce zone interdette alle centrali idroelettriche e mette in evidenza i tratti fluviali che potranno essere rinaturalizzati. Toscana, Guardie WWF fermano due bracconieri Notizie pubblicate su 17 October 2014  |  Un importante intervento antibracconaggio è stato portato a termine da parte di tre guardie del WWF Toscana nei giorni scorsi nella zona di confine tra i comuni di Greve in chianti e Figline-Incisa Valdarno, non lontano dagli abitati di Gaville e Lucolena. Da diversi giorni i cittadini segnalavano la presenza di spari sospetti nell’area di Monte Lisoni, area importante per il flusso di avifauna migratrice. In questo periodo autunnale vi è un importante migrazione da parte di specie di fauna in transito nel territorio nazionale.   I tre volontari WWF si sono recati sul posto per verificare la presenza di persone armate.  Dopo i vari colpi di fucile uditi e un richiamo elettromagnetico acceso, hanno individuato due persone in attività di caccia. La successiva verifica dei tre agenti WWF ha portato al rinvenimento di un  richiamo elettromagnetico. Una delle due persone risultava non avere mai conseguito la licenza di porto di fucile.  Il successivo intervento della polizia provinciale  sul posto ha permesso il sequestro dell’arma e del richiamo elettromagnetico . Ne è seguita denuncia penale alla Procura della Repubblica di Firenze per porto abusivo di arma e attività di caccia con uso di riproduttore del suono vietato, tutte violazioni punite penalmente dal codice penale, dalla Legge 110 sulle armi e dalla Legge Nazionale 157/92, norma che regola la tutela la fauna omeoterma. Seguiranno inoltre anche tutta una serie di contestazioni amministrative sulla base di violazioni previste sia dalla legge 157/92 che dalla legge Regionale Toscana 3/94 che superano la cifra di € 1400,00 circa Nell’ area di Monte Lisoni sono stati rinvenuti a terra migliaia di bossoli lasciati nei pressi delle postazioni di caccia. Seguiranno altre verifiche nell’intera area per individuare i responsabili. Assistiamo ancora  una volta ad un triste caso di bracconaggio, uno dei tanti crimini che compromette la conservazione di specie animali selvatiche, spesso protette, così  come denunciato dalla Campagna del WWF Italia STOP ai crimini di natura. La caccia illegale pregiudica seriamente la conservazione di specie selvatiche, andando a colpirne alcune già in declino o a rischio, a causa della distruzione degli habitat naturali e dell'inquinamento e colpisce nei momenti e nei luoghi in cui gli animali sono più vulnerabili, come durante le migrazioni. Proseguono in questo periodo autunnale i controlli delle Guardie WWF lungo le rotte di migrazione al fine di dare maggiore tutela alla fauna di passaggio nel nostro paese. Stop ai crimini di natura L’invito del WWF è quello di aiutare le centinaia di ranger, guardie e volontari del WWF, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, camera-traps, binocoli, radiotrasmittenti e altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.   Sul sito www.wwf/criminidinatura  chiunque può sostenere la campagna del WWF con una donazione libera e firmare la petizione “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”. Bussi, intervento WWF al process Notizie pubblicate su 17 October 2014  |  0 Comments Oggi intervento del WWF come parte civile nel processo sulle mega discariche di Bussi sul Tirino (PE) in Corte di Assise a Chieti “Da quando esiste l’uomo è reato avvelenare le acque; la verità di questo processo è semplice: per i soldi, la classe dirigente di uno dei gruppi industriali più importanti del nostro Paese, ha avvelenato l’acqua destinata al consumo alimentare di oltre 700.000 persone e noi siamo qui affinché si dia Giustizia al nostro territorio”, sono state queste le parole iniziali di Tommaso Navarra, avvocato del WWF Italia, nell'arringa finale delle parti civili nel processo di Bussi. L’avvocato Navarra ha fornito una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 439 del codice penale  (avvelenamento delle acque), richiamando i principi costituzionali richiamati nell’art. 2 (sui diritti inviolabili dell’uomo sia come persona sia nelle formazioni sociali in cui si esplica la propria personalità") e nell’art. 32 (diritto alla salute) della Costituzione Italiana e sottolineando il contributo decisivo dato dal WWF all’accertamento dei fatti attraverso la propria continua attività di denuncia e di analisi delle acque ben prima dell’intervento delle Pubbliche Autorità. Luciano di Tizio, delegato regionale Abruzzo del WWF, e Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF Italia, commentano: “È stata proprio la nostra Associazione, nel 2007, a rendere per prima di dominio pubblico la notizia della presenza di contaminanti nell’acqua potabile e le nostre denunce hanno avuto un peso determinante nella vicenda. Ci sembra opportuno ricordare che il WWF organizzò e pagò le analisi che confermarono, dopo le prime inascoltate segnalazioni del prof. Fausto Croce, una situazione disastrosa già ben nota da alcuni anni a chi avrebbe dovuto vigilare, ma che veniva assurdamente tenuta nascosta ai cittadini, condannati a bere acque contaminate senza neppure saperlo. Per quelle pubbliche segnalazioni venimmo accusati di procurato allarme, anche con un esposto alla magistratura firmato da chi oggi è sotto inchiesta in un altro processo satellite. Il processo di Bussi, al di là di quelle che saranno le decisioni dei giudici, ha quantomeno ristabilito la verità dei fatti e questo, dopo anni di attesa, è già un importante passo in avanti anche se non ci stancheremo mai di ripetere che la vera e completa giustizia ci sarà solo con una bonifica che restituisca, a spese di chi ha inquinato, un territorio sano agli abruzzesi”. L’avvocato Tommaso Navarra in conclusione del suo intervento, alzando un bicchiere d’acqua e ricordando le battaglie giudiziarie già vinte a tutela delle acque del Gran Sasso d’Italia, ha chiesto che per gli abruzzesi “possa tornare ad essere privo di qualsivoglia preoccupazione un gesto naturale e vitale quale quello del bere l’acqua del proprio territorio”.   Dalla prossima e per almeno sei udienze consecutive la parola passerà agli avvocati della difesa. La sentenza è attesa entro la fine dell’anno. Vertice Europa-Asia: i Paesi si impegnino contro bracconaggio e criminalità Notizie pubblicate su 17 October 2014 In occasione del vertice Asia – Europa ASEM che si chiude oggi a Milano alla presenza di oltre 50 capi di stato, il WWF Italia ricorda che “Il traffico di wildlife terminerà solo con l’estinzione di elefanti, rinoceronti e tigri o con la fine di dell’assurda e criminale domanda di animali in via d’estinzione proveniente dai mercati asiatici” temi su cui l’associazione ha appena lanciato la campagna STOP AI CRIMINI DI NATURA Secondo le principali istituzioni internazionali fra cui le Nazioni Unite il commercio illegale di wildlife mette a rischio gli equilibri democratici dei paesi, fomenta conflitti, terrorismo e apre la strada alla trasmissione di agenti patogeni anche molto pericolosi. “Il crimine transnazionale è stato uno dei temi dibattuti durante i lavori del vertice: ci auguriamo che i lavori abbiano preso in seria considerazione i crimini di natura che utilizzano gli stessi metodi , gli stessi network , le stesse alleanze del commercio di droga, armi ed esseri umani e che hanno un effetto ugualmente devastante sull’accesso democratico delle comunità locali alle risorse comuni e sul benessere delle comunità locali”. Un appello particolare va al Thailandia che nel 2013 si era impegnata a bandire il commercio di avorio sul proprio territorio. “Ci auguriamo che questo paese che gioca un ruolo cruciale nel commercio illegale di avorio e che quindi ha nelle proprie mani il destino delle popolazioni degli elefanti continui nella strada che ha da poco intrapreso promuovendo una legge più efficace. Ad oggi purtroppo la legge contro il commercio illegale di avorio è in Thailandia meno forte e prevede sanzioni più deboli che in altri paesi asiatici. La comunità civile in Europa, in Asia e in tutto il Pianeta si aspetta che la Thailandia faccia onore ai propri impegni, bandisca il commercio di avorio e diventi a tutti gli effetti paese leader nella lotta contro il commercio di wildlife” dice WWF Italia. Il continente asiatico non è soltanto un bacino cruciale per la conservazione di una biodiversità unica e irripetibile come le popolazioni di tigre, di tre specie di rinoceronti, di oranghi, con le foreste tropicali, le barriere coralline, gli altopiani steppici e imponenti bacini idrografici. E’ anche il continente che, trainato dalla crescita demografica e dalla crescita dei consumi gioca il ruolo più importante sul futuro dei sistemi naturali nel pianeta . Alla metà del 2014 con una popolazione mondiale di 7 miliardi e 238 milioni, l’Asia presenta una popolazione complessiva di 4 miliardi e 354 milioni. Tra gli 8 paesi con le popolazioni più numerose al mondo, ben cinque sono asiatici, con le prime postazioni coperte dalla Cina con 1 miliardo e 364 milioni e dall’India con 1 miliardo e 296 milioni e poi al 4° posto l’Indonesia con 251 milioni, al 6° il Pakistan con 194 milioni e all’8° il Bangladesh con 158 milioni (intervallati ad essi vi sono gli USA al 3° posto con 318 milioni, il Brasile al 5° con 203 e la Nigeria al 7° con 177). Secondo i dati del recentissimo Living Planet Report 2014 del WWF lanciato in tutto il mondo lo scorso 30 settembre, la Cina si colloca al 76° posto come impronta ecologica pro capite ma, considerando la sua popolazione nazionale presenta la più alta impronta ecologica sul pianeta, seguita dagli Stati Uniti e dall’India. I paesi asiatici - con Cina, Vietnam e Thailandia in testa - sono anche i principali responsabili di uno dei maggiori business illegali che sta portando all’estinzione specie di valore inestimabile, il quarto dopo droga, armi ed esseri umani: il commercio di avorio, di corno di rinoceronte di parti di tigre è alimentato da una richiesta in crescita esponenziale proveniente dai paesi asiatici, ricorda che dal 2007 ad oggi stiamo assistendo ad un aumento del 7000% del bracconaggio sui rinoceronti, mentre di elefanti uccisi sono passati da poche centinaia agli attuali 25.000 l’anno. L’avorio viene venduto nei mercati di Bangkok o Beijing alla cifra di 3000 dollari al chilo mentre il corno di rinoceronte ha raggiunto i 60.000 dollari al chilo. Il WWF si augura che l’ASEM che quest’anno era dedicata alla definizione di “ una nuova alleanza strategica per creare una crescita sostenibile e vantaggiosa “si concluda con un effettivo e concreto impegno dei paesi responsabili di questi crimini a rafforzare la lotta al bracconaggio e al commercio illegale. Fatti sentire! E' in gioco il futuro del clima! Aggiungi un commento News - 22 ottobre, 2014 Nelle prossime ore, al Consiglio Europeo decideranno il futuro dell’energia e del clima, e noi vogliamo farci sentire per dire no a trivelle e carbone. Il futuro è rinnovabile! Domani e venerdì c’è un appuntamento importantissimo per le scelte energetiche a livello comunitario. Matteo Renzi è il presidente di turno della UE, e dovrà decidere che strada prendere: se avallare le ragioni del petrolio e delle altre fonti fossili, come vorrebbe fare “a casa” con il recente decreto Sblocca Italia, oppure se aprire finalmente le porte a rinnovabili ed efficienza energetica, unica soluzione per fermare i cambiamenti climatici. Non vogliamo che vengano prese delle decisioni “fossili” e soprattutto non vogliamo che sia fatto senza neppure ascoltarci. Per questo stiamo chiedendo al Premier Renzi di rottamare le energie sporche, e non il clima! Mentre scriviamo, migliaia di tweet stanno invadendo la bacheca Twitter di Renzi, per chiedere di mettere un freno a questa deriva fossile. Ma non è tutto. Le alternative ci sono, e basterebbe un po’ di lungimiranza- ambientale, etica, ed economica – per assicurare al nostro Paese uno scenario energetico più sostenibile e pulito. Abbiamo fatto i conti – anzi, li abbiamo fatti fare ad un istituto indipendente, Althesys – e i risultati parlano chiaro: puntando sulle fonti rinnovabili si avrebbero ricadute ottimali non solo sul versante ambientale, ma anche su quello economico ed occupazionale, arrivando ad ottenere in Italia 174 miliardi di valore aggiunto e 100 mila posti di lavoro al 2030. Il momento di farsi sentire è ADESSO! CHIEDI anche tu a Renzi di dare “una svolta buona” per il clima e per il benessere della collettività, non per i petrolieri: SCRIVIGLI ORA! Rinnovabili, un'opportunità di sviluppo per l'Italia Dati Althesys per Greenpeace: 175 miliardi di valore aggiunto e oltre 100 mila posti di lavoro al 2030 News - 22 ottobre, 2014 Le energie rinnovabili non sono un costo per i cittadini e per lo Stato italiano, ma sono una straordinaria opportunità di sviluppo per l’economia e per l’occupazione nazionali, e lo saranno sempre di più se adeguatamente supportate da strumenti adatti e volontà politica. Questo è quanto emerge dal rapporto “Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia”, realizzato dal centro di ricerca Althesys per conto di Greenpeace. L’analisi economica svolta da Althesys considera il valore aggiunto diretto degli operatori del settore, i consumi indiretti (generati dai salari percepiti dai relativi addetti) e il valore aggiunto relativo alle imprese fornitrici o clienti del settore delle rinnovabili (indotto). La stima ha considerato le diverse fasi della catena del valore e dieci diverse tecnologie. Nel 2013 le ricadute complessive sono stimate in circa 6 miliardi di euro. Di questi, 4,3 miliardi sono di valore aggiunto diretto, 983 milioni sono i consumi indiretti e 660 milioni è il valore aggiunto dell’indotto. Gli occupati complessivi del settore delle rinnovabili ammontano a circa 64 mila unità nel 2013: circa 50.200 sono impiegati diretti, mentre le restanti 13.800 unità costituiscono gli addetti indiretti. Tutto ciò, senza considerare i benefici economici e ambientali legati alla riduzione della CO2 e i risparmi derivanti dalla mancata importazione di combustibili fossili. Per le previsioni future sono stati immaginati due scenari, uno legato alla SEN (Strategia Energetica Nazionale) denominato “reference”, ed uno con i dati “Energy [r]evolution”, in cui si punta in maniera netta sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Le politiche odierne però tendono a far contrarre il settore delle rinnovabili, e dunque anche i dati e le previsioni contenuti nella SEN risultano più ambiziosi della realtà. Le ricadute complessive stimate al 2030 sono circa 135 miliardi di euro nello scenario “reference” e di 174 miliardi in quello “[r]evolution”, con una differenza di circa 39 miliardi di euro in favore di quest’ultimo. Le ricadute occupazionali (dirette ed indirette) nel solo anno 2030 sono stimate in circa 75.100 unità nel “reference”, contro le 102.360 unità dell’ipotesi “[r]evolution”, con una differenza in favore di quest’ultimo di circa 27 mila addetti. In sostanza, una politica basata sulla “rivoluzione energetica” farebbe crescere l’occupazione a 100 mila unità nel 2030: se già oggi gli occupati diretti delle rinnovabili sono il doppio rispetto agli occupati di Fiat Auto, nel 2030 si potrebbe non solo mantenere questo dato, ma addirittura farlo crescere ulteriormente fino al triplo di quanto oggi occupa Fiat Auto in Italia. Come dimostrato anche da questo rapporto, le rinnovabili sono ormai una realtà nel panorama energetico italiano, e lo saranno sempre di più nel futuro, con vantaggi per l’ambiente, l’economia e i cittadini. A testimoniare la rivoluzione energetica ormai in corso, sia in Italia che in Europa, ci sono diversi progetti no profit, tra cui “Repower map” (www.repowermap.org), una mappa interattiva online su cui soggetti pubblici e privati possono inserire in modo semplice e veloce gli impianti ad energia rinnovabile o gli edifici ad alta efficienza energetica installati. In questa mappa delle energie rinnovabili in Europa, progetto nato nel 2008 in Svizzera, sono presenti ad oggi più di 45.000 impianti rinnovabili o edifici ad alta efficienza energetica, di cui circa 4.400 solo in Italia. La rivoluzione energetica è già iniziata: nonostante al momento si scontri con le resistenze di alcune parti politiche e delle grandi aziende energetiche, i cittadini stanno diventando sempre più produttori della propria energia, in un processo globale che non è destinato a fermarsi. Noi lo diciamo da tempo. #nonfossilizziamoci: il futuro è rinnovabile! Tonno, ecco il video shock che racconta cosa finisce nelle reti Aggiungi un commento News - 21 ottobre, 2014 Sai come viene pescato il tonno che arriva sulla tua tavola? Un video shock documenta cosa finisce nelle reti, e per guardarlo, ci vuole più che stomaco. Il video è stato realizzato selezionando foto e filmati girati nell'Oceano Indiano da pescatori coraggiosi che hanno deciso di denunciare la realtà che circonda la pesca industriale del tonno: nelle sequenze si vede come l'uso di reti a circuizione con FAD (Fish aggregating device, sistemi di aggregazione per pesci) aumenti la possibilità che in trappola finiscano non solo tonni ma anche molte altre specie come squali o tartarughe, spesso minacciate o in pericolo. Se l'industria del tonno in scatola continuerà a usare tonno pescato con questi metodi distruttivi, sempre più animali come squali e tartarughe verranno inutilmente catturati e ributtati in mare, morti o feriti e destinati a morire. Con i FAD infatti le catture accessorie delle reti a circuizione aumentano di 3 o 4 volte, con stime che si aggirano intorno a 100mila tonnellate l'anno. Nelle reti finiscono anche esemplari giovanili di diverse specie di tonno compromettendo ancora di più il futuro di questi stock. L'industria del tonno in scatola – il cui consumo solo in Italia raggiunge ben 140mila tonnellate all'anno - sta contribuendo alla crisi dei nostri oceani, rifornendosi da flotte che praticano questo tipo di pesca. Non lasciamo che svuotino i nostri oceani: chiediamo alle aziende leader del mercato italiano e mondiale, da MWB – Mareblu a Bolton-Riomare, di smettere di usare nelle proprie scatolette tonno pescato con i FAD. Ci hanno promesso che avrebbero puntato sulla pesca sostenibile: ora devono dimostrare ai consumatori di tenere fede ai propri impegni! La rivincita dei “comitatini” Aggiungi commento Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha offeso - etichettandoli come “comitatini” - quei cittadini che si oppongono alla follia dei petrolieri di estrarre fino all’ultima goccia di idrocarburi. Contro l’articolo 38 del cosiddetto decreto “Sblocca Italia” si sta mobilitando una comunità crescente di cittadini, amministratori e imprenditori che a questo saccheggio oppone una resistenza ragionata e determinata. La nostra nave Rainbow Warrior ha visitato, la scorsa settimana, uno dei centri nevralgici del conflitto sulle trivelle, lo Stretto di Sicilia, e le comunità che su questo si affacciano. In questo tratto di mare ci sono oltre quindici progetti di ricerca petrolifera che attendono di essere autorizzati o che già sono in partenza, col rischio di devastare un patrimonio di diversità biologica, di risorse per la pesca e di bellezze paesaggistiche e turistiche. L’ultimo incidente, alla raffineria di Milazzo, ha ricordato bene come si vive sotto la cappa del dio petrolio, ma i  dati del progetto di ricerca epidemiologica SEpiAS[1], a Gela, ci danno qualche dettaglio in più. Questo progetto, che ha valutato solo gli effetti dell’esposizione ad Arsenico, riferisce (paragrafo 3.1.4; pagine 20-22) eccessi di mortalità generale e per tutti i tumori e segnala in particolare un eccesso di mortalità per il tumore allo stomaco nei maschi e per tumori a trachea, bronchi e polmone nelle femmine. Ancora, la popolazione femminile ha un eccesso di mortalità in relazione a morbo di Hodgking, malattie ischemiche del cuore, traumatismi e avvelenamenti. Per finire, eccesso di mortalità in entrambi i sessi per malattie del sistema circolatorio, malattie cerebrovascolari e “sintomi, segni e stati morbosi mal definiti”. Con quale faccia si piangono i morti per le alluvioni e si promuove la ricerca di combustibili fossili che sono la causa dei cambiamenti climatici che, assieme al dissesto idrogeologico, sono la causa di queste stragi? Con quale ipocrisia si chiedono sacrifici al mondo della pesca se si vanno a devastare le aree in cui i pesci si riproducono? Come vogliamo attirare investimenti nel settore turistico (una delle poche opzioni per la Sicilia) se promettiamo “più trivelle per tutti”? Nessuno crede più alle bugie dei petrolieri che scrivono studi di impatto ambientale tanto tranquillizzanti quanto pieni di stupidaggini e, peggio ancora, di menzogne difficilmente non imputabili a malafede, per giustificare attività che rischiano di danneggiare in modo grave economie locali fondamentali, come la pesca e il turismo. A Licata e a Siracusa centinaia di persone sono venute a trovarci manifestando sostegno a Greenpeace e alla Rainbow Warrior. Non solo, mentre un gruppo di attivisti di Greenpeace apriva uno striscione sulla piattaforma Prezioso con il volto di Renzi e la scritta “più trivelle per tutti” si tenevano manifestazioni spontanee nelle città siciliane, decine di Comuni emanavano comunicati di appoggio e perfino alcuni pescherecci sono venuti a ringraziare gli attivisti che occupavano pacificamente la piattaforma petrolifera. Il percorso di aggregazione delle comunità locali, dei cittadini e degli attori economici, contro le follie petrolifere nello Stretto di Sicilia era partito da tempo. Peccato che, dopo un iniziale sostegno, il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, abbia deciso di tradirci per firmare un accordo con i petrolieri. Si è perso tempo, ma stiamo recuperando. I sindaci siciliani riunitisi a Licata sulla Rainbow Warrior, hanno deciso di attivarsi. Con il coordinamento di ANCI Sicilia stanno scrivendo al presidente Crocetta chiedendogli di impugnare lo “Sblocca Italia” davanti alla Corte Costituzionale. Siamo certi che il prossimo 3 novembre a Noto (Siracusa) - quando è previsto un nuovo incontro di coordinamento - saranno decine i Comuni che confermeranno la marea montante di rigetto dell’opzione petrolifera per una regione che ha altre speranze di futuro e che troppo ha già sofferto per il petrolio. Altro che comitatini! Alessandro Giannì, Direttore delle campagne Greenpeace Italia  [1] Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico: http://www.ccm-network.it/imgs/C_27_MAIN_progetto_7_listaFile_List11_itemName_0_file.pdf Il legno rubato all’Amazzonia arriva in Italia Aggiungi commento In un nuovo rapporto denunciamo il traffico di legno illegale che, dall’Amazzonia brasiliana, viene esportato in diversi Paesi in tutto il mondo, tra cui l’Italia. Per la seconda volta in un anno, abbiamo scoperto importazioni di legno tropicale brasiliano da parte di aziende italiane, come Arnosti Legnami e Wellness Italia, specializzate in pavimentazione da esterni. Nei mesi di agosto e settembre, i nostri attivisti hanno infatti monitorato, tramite localizzatori GPS nascosti, dei camion che trasportavano legno: è emerso così che di giorno questi camion partivano vuoti e viaggiavano nel profondo della foresta amazzonica, nelle aree dove il taglio è vietato. Quando scendeva la notte, venivano usati per trasferire il legno da queste aree illegali a tre segherie di Santarém, centro dell’industria dello stato del Pará. Le segherie dichiaravano ufficialmente di ricevere il legame da fornitori con le concessioni forestali in piena regola, ma i nostri controlli hanno mostrato una realtà ben diversa. Il taglio del legno spesso non è avvenuto nelle aree autorizzate o il volume dei tronchi tagliati legalmente è molto minore e non corrisponde affatto a quello che le segherie hanno dichiarato di ricevere. Truffa riuscita:  i documenti ottenuti attraverso questa frode rendono possibile vendere come legale il legno tagliato illegalmente! Le tre segherie di Santarém hanno poi rifornito alcuni esportatori che hanno venduto il legname in Europa, Cina, Giappone e Stati Uniti. Uno degli esportatori è Ipezai Comércio de Madeiras, che ha acquistato il legname alla segheria Comercial de Madeiras Odani. Odani era sotto embargo già da prima, quindi operava illegalmente, e il 16 ottobre scorso ha subito un’ispezione dalla polizia ambientale dello stato del Pará, che ha sequestrato tutto il legname e ha multato l’azienda. Adonijah Milk, il responsabile della segheria Odani ha addirittura ammesso di fronte alle telecamere di Globo, la TV più importante in Brasile, che non conosce l’origine del legno che acquista. “Riceviamo i tronchi, ma non sappiamo se lo hanno tagliato nelle loro concessioni o se lo vanno a prendere nei dintorni, perché non andiamo a controllare”. Abbiamo così scoperto che Arnosti Legnami e Wellness Italia sono due delle aziende italiane che hanno acquistato legno dall’esportatore Ipezai nel periodo monitorato. E non è tutto qui: siamo finiti anche sulle tracce di importazioni da Ipezai effettuate dopo l’entrata in vigore il Regolamento Europeo del Legno (European Union Timber Regulation – EUTR), che regola l’immissione e commercio di legno opportunamente tracciato (e che rispetti la cosiddetta “Dovuta Diligenza”), accompagnato da documenti che ne dimostrino l’origine e quindi la legalità. Quattro importatori italiani sono stati identificati per questo periodo: Art e Parquet, Luca Bolotti Legni Tropicali, Ravaioli Legnami e Tropical Wood. Le specie legnose provenienti dall’Amazzonia come ipé, jatobá, cumarú, massaranduba e garapa sono a rischio. Per estrarre questo legno pregiato, la foresta viene frammentata e degradata: vengono create appositamente strade che consentono un accesso più facile per il successivo taglio a raso. In una parola: per estrarre questo legno si avalla una deforestazione selvaggia. Non vogliamo essere complici di questo scempio, le autorità devono intervenire sia in Brasile che nei Paesi di importazione. E gli importatori italiani devono commerciare solo con i fornitori in grado di garantire la legalità del legno, nel rispetto delle leggi, delle foreste e dei popoli indigeni che le abitano! LEGGI IL RAPPORTO (Versione in inglese)! Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia 175 miliardi di valore aggiunto e 100mila posti di lavoro al 2030 Pubblicazione - 20 ottobre, 2014 Il rapporto, realizzato da Althesys per conto di Greenpeace, stima le ricadute economiche e occupazionali per l’Italia dello sviluppo delle fonti rinnovabili. In particolare, si è analizzato il valore aggiunto, diretto ed indiretto, generato lungo la filiera dagli investimenti in energie rinnovabili in Italia nell’anno 2013 e al 2030, secondo i due scenari di crescita (denominati “reference” e “[r]evolution”) contenuti nel rapporto “Energy [R]evolution Italia” di Greenpeace. Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia (sintesi) Le bugie dei petrolieri Come mentire per farsi autorizzare prospezioni sismiche oggi, e trivellazioni domani, in una delle aree più ricche di vita del Mediterraneo. Pubblicazione - 18 ottobre, 2014 Qualcuno ha deciso che le trivelle sono il futuro del nostro mare: dobbiamo estrarre fino all'ultima goccia di idrocarburi. Secondo le stime del Ministero dello Sviluppo Economico si tratta di poca roba, qualche mese dei nostri consumi nazionali, ma per qualcuno ne vale la pena: un regime fiscale favorevole alle imprese prevede, infatti, royalties tra le più basse al mondo. Così facendo verrà rallentata però quella "rivoluzione energetica" di cui abbiamo disperatamente bisogno per salvare il clima del Pianeta (e i nostri figli da cataclismi che faranno impallidire il ricordo di quello che, purtroppo, sta già succedendo) e il nostro Paese dal collasso economico. La rivoluzione energetica è necessaria per rilanciare economia e occupazione: sviluppo, in altre parole, ma non nella direzione che piace ai padroni del petrolio. Che per grattare il fondo del barile sono disposti a tutto. Ecco, in questo briefing, un piccolissimo esempio delle bugie che raccontano. Le bugie dei petrolieri non finiscono mai Italia colonia dei giganti del petrolio? No, grazie. Aggiungi un commento News - 17 ottobre, 2014 L’Italia non è una colonia dei signori del petrolio. Abbiamo voluto ripeterlo forte e chiaro, a Siracusa, dove è approdata la nostra Rainbow Warrior, insieme a Legambiente e WWF. Vogliamo che sia fatta chiarezza e che tutti i cittadini sappiano cosa è contenuto davvero nell’articolo 38 del decreto "Sblocca Italia": una serie di forzature normative e costituzionali che rilanciano indiscriminatamente su tutto il territorio nazionale, sia a terra che in mare, le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi in Basilicata, in Adriatico, Ionio, Alto Tirreno e nel Canale di Sicilia. In Sicilia è in corso un vero e proprio assalto al mare da parte delle compagnie petrolifere: sono 12.908 i chilometri quadrati interessati dai cinque permessi di ricerca già rilasciati e da altre 15 richieste di concessione, ricerca e prospezione avanzate nonostante già oggi dal Canale di Sicilia provenga il 41% del totale nazionale del petrolio estratto in mare! Dal mare alla terra il passo il breve, e anche sul territorio siciliano sono forti gli interessi delle compagnie petrolifere. La corsa all’oro nero in Italia equivale alla svendita del nostro mare, non solo senza che ne siano tratti benefici per l’economia nazionale, visto che la maggior parte delle estrazioni riguardano compagnie straniere, ma a caro prezzo per tutti: un possibile incidente – che ad oggi nessuno è in grado di escludere in alcun modo -  può compromettere per sempre il futuro dell’ ambiente, del turismo e della pesca.  Per questo abbiamo chiesto ai membri della Commissione Ambiente della Camera dei deputati di abrogare l’articolo 38 del  decreto legge Sblocca Italia e abbiamo chiesto a Governo e Parlamento di  abbandonare definitivamente la strada delle fonti fossili e di seguire una nuova politica energetica che punti all'efficienza ed alle rinnovabili. Il Governo Renzi dovrebbe difendere l’interesse pubblico ad uno sviluppo economico sostenibile invece di favorire la nuova colonizzazione del nostro territorio e dei nostri mari da parte dell’industria petrolifera! Noi andiamo avanti e non ci fermeremo: vogliamo che tutti sappiano cosa rischia il nostro Paese: dopo Siracusa, ci saranno altre iniziative organizzate insieme a Legambiente e WWF contro le trivellazioni a terra e a mare: il 27 ottobre a Pescara (in Abruzzo), a Bari (in Puglia) e a Potenza (in Basilicata). Rainbow Warrior: non passeggeri, ma membri dell’equipaggio! Aggiungi commento Sono certa che quando tornerò in città, autobus-ufficio-traffico, mi fermerò ogni tanto a pensare “chissà cosa stanno facendo ora sulla Rainbow Warrior, in mare aperto”… Già, perché la nostra Guerriera dell’Arcobaleno non è soltanto una nave che porta avanti le campagne di Greenpeace, ma l’insieme di storie diverse – anche personali – che si intrecciano fra loro. C’è un equipaggio che vive, sogna e lavora sodo ogni giorno su questo veliero che se ne va in giro per il mondo a salvare il Pianeta. Non potendo raccontare tutte le loro storie –sarebbe un romanzo!- ho deciso di fare qualche domanda ad alcuni di loro, prima di partire. Angelo Musco, il secondo ufficiale, che è italiano, di Palermo, conosce bene questo mare di Sicilia e le sue bellezze. Quando gli ho chiesto perché aveva scelto di fare questo lavoro, è andato dritto al punto: “Faccio quello che faccio perché riesco a vedere la bellezza e la fragilità del Pianeta e credo fermamente che le azioni di pochi possano ispirare le coscienze di molti”. Daniel Bravo Garibi invece è messicano, ed è un cuoco-attivista. Ogni sera cucina per tutti, ma soprattutto ogni volta che c’è un’azione, è pronto a partire. “Sono chef di professione, e attivista per avere un futuro migliore. Amo la natura”. Volontario di Greenpeace in Messico, ci ha raccontato di aver rifiutato una proposta di lavoro molto allettante per partire con la Rainbow Warrior. “Faccio il mio lavoro nel migliore dei modi…d’altro canto l’alimentazione è legata al futuro del Pianeta, e scegliendo bene il nostro cibo possiamo fare molti passi avanti per essere più sostenibili. Ognuno di noi può fare la sua parte, decidendo di diventare vegetariano oppure, se si è onnivori, facendo più attenzione a quel che si mangia. Uno dei momenti più belli per me è proprio quello in cui scelgo gli alimenti al mercato: a km 0, per abbattere la filiera, selezionando ingredienti biologici e comprando direttamente dai produttori”. E poi c’è Penny, Penelope Gardner, inglese, professione nostromo, quando le abbiamo chiesto come mai avesse scelto di imbarcarsi con Greenpeace ci ha detto: “La vita è breve e questo significa che il nostro tempo è molto prezioso. Per questo sono qui, perché credo che lavoriamo tutti in una grande associazione che può fare la differenza e cambiare le cose. Se non fossi qui, farei comunque qualcosa per aiutare il nostro fragile Pianeta”. L’ultima foto-ricordo di questo viaggio l’ho dedicata a Igor Popov, russo, elettricista, “l’uomo delle macchine”, che parla poco ed è sempre impegnato. Mi ha detto solo: “Sarò breve: lavoro qui per i miei figli. Per dar loro un vero futuro”. Come dargli torto?     Carlotta Giovannucci - Digital Unit, Greenpeace Italia Più di 30 ore di occupazione sulla piattaforma 1 commento News - 15 ottobre, 2014 Dopo 34 ore gli attivisti sono scesi dalla piattaforma Prezioso. E' la fine di un'azione ma non della battaglia contro le fonti fossili. L’appoggio non è mancato: cittadini, comitati locali e anche amministrazioni pubbliche hanno espresso la loro vicinanza agli attivisti, che hanno concluso la protesta in sicurezza e senza incidenti. Non erano soli: con loro migliaia e migliaia di persone che si sono già dichiarate indipendenti dalle fonti fossili firmando la nostra petizione, e la grande realtà dei movimenti che oggi si è riunita fuori da Montecitorio per manifestare contro lo Sblocca Italia.  Nelle stesse ore, nella sala stampa della Camera dei Deputati, eravamo impegnati anche in una conferenza stampa congiunta con Wwf e Legambiente per presentare le nostre osservazioni al decreto del governo. In silenzio, a quanto pare, è rimasto solo il Presidente del Consiglio, che,  mentre ai summit internazionali parla con grande disinvoltura di difesa del clima, da noi vuole estrarre fino all’ultima goccia del - poco e scarso - petrolio che abbiamo. Noi non ci fossilizziamo di certo: abbiamo il vento in poppa, e siamo pronti a portare il nostro messaggio lungo le altre tappe del tour. Siracusa, stiamo arrivando!   Firma anche tu la nostra DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA dalle FONTI FOSSILI